La proposta di modifica del Codice penale per l’introduzione del reato di omicidio stradale sembra essere entrata in una fase di stallo a causa delle molte perplessità generate dalla fattispecie di reato.

Fase di stallo per chi sperava in una rapida presa di posizione dell'attuale governo verso la proposta di legge per una pena “esemplare” per chi commette “omicidio stradale”. Nella sua ultima audizione il Ministro della Giustizia Severino sembra aver accantonato la proposta di istituire in tempi brevi un reato specifico per l’omicidio stradale. L’ipotesi di istituire tale reato genera molte perplessità e a maggior ragione quando si tratta di reati da Codice penale. Infatti occorre sempre che sia netta la distinzione tra dolo e colpa concreta. La domanda è: "Quando l'omicidio è da intendersi colposo? E quando invece doloso?", questo appare il problema di difficile soluzione che comporterà con tutta probabilità una fase di riflessione per la proposta di legge-delega, difesa a spada tratta proprio dall’ex ministro leghista Maroni, che conteneva l'omicidio stradale e la prevista riforma del Codice, in dibattito da quasi un anno in commissione Trasporti. Le sedute tra Camera e Senato, non vanno mai oltre le semplici audizioni e ormai alla fine della legislatura mancano pochi mesi, quindi è facile prevedere che se ne riparlerà col prossimo Parlamento. Le organizzazioni dei familiari delle vittime di incidenti, non solo stradali, fanno già sapere che non si arrenderanno così come le organizzazioni promotrici che evidenziano come la legislazione attuale offre fin troppe garanzie agli imputati e troppo poche ai danneggiati. Per questo, propongono di modificare l'Art. 111 della Costituzione, che detta le garanzie fondamentali per le parti del processo. Ma la revisione della carta costituzionale è sempre un'impresa lunga e complessa, tanto più se la materia di discussione è quella della giustizia. ''Non sono ne favorevole, ne contraria all'introduzione nel codice del reato specifico, ha spiegato il Ministro della Giustizia Severino, ma se si vuole affrontare il tema in maniera efficace, attribuire ''un titolo'' ad una fattispecie di reato e ''una pena'', senza risolvere il problema dell'elemento psicologico, potrebbe portare addirittura al risultato opposto: un giudice non riscontrando il dolo in un omicidio compiuto alla guida dovrebbe alla fine assolvere l'imputato, perche' il fatto non costituisce reato per mancanza di dolo. Per modificare il Codice penale, per costruire qualcosa che poi la giurisprudenza applicherà con la certezza della pena, occorre stabilire una fattispecie chiara sotto il profilo interpretativo. Nel caso specifico, secondo la Severino, la difficolta' consiste nel definire chiaramente, nel caso di un omicidio commesso alla guida, sotto effetto di alcool o droga, la "distanza" tra il dolo eventuale e la colpa con previsione. La differenza sta nella analisi della situazione in cui il fatto e' compiuto, non potremmo mai descrivere tutte le causalità in un solo articolo di legge, resta quindi per il momento solo al giudice indicare tali circostanze in ultima ed unica istanza.

Luglio 2012
Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto attuativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che equipara gli animali feriti alle persone

Dal 27 dicembre chi investe un cane, un gatto o un qualsiasi animale in strada è obbligato a fermarsi per prestargli soccorso. Infatti con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 289 del decreto attuativo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, entra in vigore a partire dal prossimo 27 dicembre la modifica del Codice della Strada che equipara lo stato di necessità di trasporto di un animale ferito a quello di una persona. Allo scopo la norma prevede anche l'utilizzo di sirena e lampeggiante per le ambulanze veterinarie e i mezzi di vigilanza zoofila, consentendo il passaggio degli incroci anche con il semaforo rosso. Quindi mentre prima in caso di incidente l’obbligo a fermarsi era previsto nel solo caso di coinvolgimento di persone o cose affidando l’eventuale soccorso di un animale ad una questione di coscienza, ora il soccorso agli animali diviene obbligatorio per legge. Il decreto ministeriale fissa anche le caratteristiche delle autoambulanze veterinarie, le cui attrezzature specifiche saranno individuate dal Ministero della Salute, nonché le modalità di certificazione, anche successiva, dello stato di necessità di intervento sull'animale da parte di un veterinario e gli stati patologici che fanno scattare questo riconoscimento e cioé: trauma grave, ferite aperte, emorragie, alterazioni e convulsioni. Esultano le associazioni animaliste come la Lega Nazionale per la Difesa del Cane per la quale è stata vinta non solo una battaglia animalista, ma soprattutto una battaglia di civiltà.«La norma ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali” è il commento di Gianluca Felicetti, presidente Lav, e Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Enpa. Possiamo aggiungere che questo decreto riveste anche uno speciale valore educativo, in particolare per i giovani. Il richiamo al rispetto e alla cura per gli animali significa anche richiamo più generale alla considerazione per la vita che in ogni sua manifestazione, grande o piccola, dovrebbe condurre ognuno a riflettere sempre sullo straordinario e prodigioso processo della vita sulla terra, ammonendo ciascuno a proteggerla con rispetto e cura per le generazioni che verranno.


La Redazione. Dicembre 2012
Per primo soccorso s'intende il primo aiuto, la prima assistenza prestata ad una o più vittime di incidente in attesa dell'intervento di personale qualificato che, dotato di mezzi idonei, deve essere chiamato telefonicamente per accorrere sul posto nel più breve tempo possibile. Oltre alla chiamata il compito del soccorritore consiste nell'assicurare, per quanto possibile, la sopravvivenza dell'infortunato ed evitare l'insorgenza di ulteriori lesioni conseguenti ad un mancato soccorso o ad un soccorso scorretto in attesa dell'arrivo di soccorritori professionali.

Alcuni sondaggi evidenziano che è in crescita, anche nella fascia giovanile, il numero delle persone che non ritiene un fatto grave allontanarsi da un incidente senza prestare soccorso o chiamare i servizi di emergenza. Vale la pena a tal proposito ricordare che è obbligatorio per tutti prestare assistenza a chi si trovi in difficoltà. Oltre ad essere un dovere morale ed una forma di rispetto per il prossimo, il soccorso è anche un obbligo la cui inosservanza è punita dai codici penale e stradale. Infatti l'eventuale omissione di soccorso, come scappare dopo un incidente può addirittura comportare l'arresto e a nulla valgono argomentazioni quali l’essersi defilati con la scusa di non sapere come comportarsi. Ad esempio l'articolo 593 del codice penale impone, a chi trovi un corpo che sia o che sembri inanimato o in evidente difficoltà o pericolo di vita, l'immediata assistenza e l'allerta istantanea delle autorità e dei soccorsi, pena la reclusione fino ad un anno o una multa di 2500 euro. Ma attenzione, questo obbligo non significa però che bisogna improvvisarsi medici rischiando, con manovre sbagliate, di peggiorare la situazione o causare ulteriori danni. Sempre secondo il codice penale infatti (articoli 589-590), chi presta soccorso deve farlo in modo corretto: in caso di soccorso che provochi un peggioramento o in casi estremi la morte dell'infortunato, il soccorritore può essere passibile dei reati di lesioni personali o, addirittura, omicidio colposo. Inoltre l'obbligo di soccorso riguarda, secondo il codice penale, non solo chi è in qualche modo "coinvolto" nell'incidente, ma anche chi si trova a passare più tardi e ha la chiara percezione della presenza di feriti. La tempestività di intervento in caso di incidente è un elemento di grande importanza. Infatti il tempo che intercorre tra l'evento del trauma e il soccorso gioca un ruolo decisivo poiché minore è l'intervallo di tempo e maggiore è la possibilità che la persona traumatizzata possa sopravvivere. Gli studi parlano di golden hour (ora d'oro) sottolineando come il tempo tra l'evento e l’invio presso un "trauma center" non debba essere superiore ai 60 minuti, limite oltre il quale si ha una netta caduta delle possibilità di esiti positivi. In particolare l’OMS (2004) sottolinea come la catena dell’aiuto inizi con le persone che assistono all’incidente o si trovino sul posto immediatamente dopo. E’ stato calcolato che se proprio i primi soccorritori, coloro che, ad esempio, sono alla guida di un veicolo che segue o precede un incidente, intervenissero con azioni immediate e mirate, circa 1/5 delle persone potrebbero essere sottratte al bollettino della mortalità. Dunque il primo soccorritore dovrebbe imparare a comportarsi in modo mirato sulla scena di un incidente, controllando il proprio panico per calcolare il più prontamente possibile i rischi evolutivi dello scenario incidentale, eseguire una prima valutazione di ciò che vede e rappresentarla alla centrale operativa di soccorso, spiegando anche il numero e le condizioni apparenti delle vittime coinvolte. Il primo triage consentirebbe di inviare sul posto i soccorsi più adeguati, per qualità e numero (ambulanze e vigili del fuoco), mentre le prime manovre salvavita, eseguite secondo una corretta procedura, manterrebbero in vita i coinvolti o, nell’ipotesi peggiore, potrebbero almeno mantenere integro lo status quo. Solo per fare un esempio: in media un'ambulanza impiega 8 minuti ad arrivare sul luogo dell'incidente, ma una persona con le vie respiratorie ostruite può morire in meno di 4 minuti: la semplice manovra di iperestensione del capo può fare la differenza tra la vita e la morte . Dunque apprendere a intervenire in modo appropriato in caso di incidente dovrebbe essere un dovere di tutti in modo di familiarizzare con procedure quali l’attivazione dei servizi del 118, conoscere i compiti del soccorritore occasionale e saper attivare le più elementari norme di primo soccorso. Sono misure che insieme alla sensibilizzazione all’uso corretto dei presidi di sicurezza e la promozione di comportamenti consapevoli e responsabili possono contribuire in modo concreto ad una cultura di prevenzione e riduzione degli infortuni e delle loro conseguenze.

La Redazione. Agosto 2012

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