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Con l’art. 21 della legge 59/97 si attribuiscono al Preside, da allora in poi Dirigente scolastico, autonomi compiti di direzione, coordinamento e valutazione delle risorse umane, sulla base di una gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Con il successivo decreto Lg.vo 59/98 si ribadisce la necessità di interventi, da parte del Dirigente scolastico, per garantire una buona qualità dei processi formativi in collaborazione con gli ambiti territoriali.

Ebbene, il “combinato disposto” tra queste due norme richiama l’urgenza di un’attenta considerazione per quanto emerge dal “territorio”, espressione sintetica che sta ad indicare le esigenze delle Istituzioni, le aspettative dei cittadini, l’interpretazione formativa dei bisogni dei giovani. In una parola, una considerazione particolare del messaggio-richiesta di istruzione/formazione che proviene dalla società civile e dal contesto socio-culturale in cui quest’ultima si trova ad operare attivamente.

La già citata Legge 59, che ha attribuito l’autonomia a tutte le scuole italiane (statali e paritarie), ribadisce in diversi punti la fondamentale funzione dell’autonomia didattica ed organizzativa, che si coniughi in maniera complementare con gli ambiti di sperimentazione, di ricerca e di sviluppo che ogni istituzione scolastica deve saper strutturare.

Pertanto, pur rispettando - non solo formalmente - la libertà di scelta educativa delle famiglia e l’esercizio della libertà di insegnamento dei docenti, è precipuo compito del dirigente della scuola svolgere interventi per la qualità dei processi formativi, intesi come sviluppo culturale e personale dello studente sulla base di una programmazione didattico-educativa finalizzata al raggiungimento degli obiettivi comuni all’età ed alla tipologia della scuola in cui si opera.

Autonomia di ricerca significa, dunque, mettere in discussione facili modalità di trasmissione di contenuti per raggiungere un delicato, ma sostanziale equilibrio tra la necessità di una solida cultura di base (che pratichi le nozioni e le conoscenze senza scadere nel “nozionismo”) e l’altrettanto inderogabile esigenza di garantire un “aggancio” alla modernità, intesa come capacità di comprensione del mondo contemporaneo, in vista di una sua trasformazione positiva.


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