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Dal rapporto ACI-ISTAT del 2010 emerge che anche nel nostro paese è stato raggiunto l’obiettivo, fissato nel Libro Bianco dell'Unione Europea del 13 settembre 2001, di ridurre la mortalità del 50% entro il 2010. Infatti, a partire dal 2001 è stata registrata una riduzione della mortalità a seguito di incidenti stradali del 40,3%, a fronte di una media europea del 35,1%.

Dall’analisi dei dati forniti dal rapporto è evidente che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), nel periodo estivo, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, dove si registrano 5,1 decessi ogni 100 incidenti. Sempre dalla lettura del rapporto, emerge che sono meno gravi gli incidenti sulle strade urbane, con 1,2 morti ogni 100 incidenti. In relazione alle responsabilità del guidatore, analizzando i comportamenti errati di guida, troviamo che il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente (fatta eccezione per le cause di natura imprecisata) e costituiscono il 44,7% dei casi.

Entrando nei dettagli scopriamo che i motocicli rappresentano il 13,7% (55.028 in valore assoluto) dei mezzi coinvolti in incidenti e che ciclomotori e velocipedi costituiscono, rispettivamente, il 6,6% e il 3,9% del totale dei veicoli coinvolti in incidente. Un dato importante, da sottolineare, riguarda la mortalità a seguito degli incidenti stradali che coinvolgono i motocicli, dato ancora molto elevato: secondo queste rilevazioni corrisponde al 29% dei decessi. Complessivamente, comunque, in Italia, tra il 2001 e il 2009, gli incidenti stradali con lesioni sono calati del 18,1%, i morti sono diminuiti del 40,3% e i feriti del 17,7%.

Tale decremento risulta interessante se confrontato con il parallelo incremento di circa il 18% del parco veicolare e, soprattutto, si è registrata una costante riduzione dell’indice di mortalità (numero di morti ogni 100 incidenti), passato dal 2,7% al 2,0%. A partire dai 14 anni (in alcuni Paesi europei dopo i 16 anni) i giovani, quando cominciano a guidare i ciclomotori, i quadricicli e i motocicli, senza aver avuto esperienza precedente di una propria autonoma gestione della mobilità, rischiano di vivere repentinamente il passaggio da una situazione di sicurezza indotta ad una in cui devono essere responsabili della propria ed altrui sicurezza. Sempre guardando le statistiche troviamo che con il passaggio alla fascia di età 14-17 anni il tasso di mortalità si alza da 2 a 10 morti per 100.000 abitanti e continua a salire nella fascia di età dei neopatentati e dei giovani adulti (18-29 anni), quando si raggiungono i più alti tassi di mortalità (20 morti per 100.000 abitanti).

L’ambiente stradale, quindi, è caratterizzato da elevati livelli di rischio potenziale e, secondo le statistiche sanitarie, gli incidenti stradali rappresentano la più frequente causa di morte in adolescenza e tra i giovani adulti, per i soggetti di età compresa tra i 15 e i 24 anni. A questo punto è evidente che per migliorare la sicurezza degli adulti di domani è necessario lavorare, soprattutto dal punto di vista educativo, con gli studenti iniziando dai primi anni di scolarizzazione. L’educazione stradale per gli utenti della strada più giovani costituisce, pertanto, una priorità di assoluto rilievo sociale e la “domanda” di sicurezza coinvolge la scuola a tutti i livelli insieme alle altre amministrazioni pubbliche. La sicurezza stradale, infatti, rappresenta un tema centrale per la salute pubblica non solo a livello nazionale, ma anche a livello mondiale (WHO, 2009).

La particolare attenzione rivolta a questa tematica ha indotto le Istituzioni ad agire preventivamente su specifici fattori di rischio, spesso prevedibili, attraverso interventi efficaci che possano agire globalmente su particolari ambiti come quello della sicurezza stradale, andando ad incidere sia sugli individui sia sulle condizioni socio-ambientali al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita individuali e collettive. Considerata l’entità del fenomeno e la sua ricaduta sociale, molti sono i programmi di prevenzione che cercano di investigare anche i fattori individuali, psicologici e sociali che si possono trovare nella popolazione giovanile, allo scopo di identificare elementi utili per conoscere il fenomeno, come anche per orientare nuove strategie di intervento.

L’obiettivo principale di questi interventi è quello di prevenire quei comportamenti di rischio che conducono agli incidenti stradali e che costituiscono la prima causa di morte fra i giovani. Come dimostrato anche dalle misure legislative adottate, al fine di realizzare interventi di promozione e di sensibilizzazione all’educazione stradale efficaci, è importante che i contenuti vengano affrontati nell’arco di tutto lo sviluppo, ribadendo la centralità educativa delle Istituzioni e degli Enti interessati. Gli incidenti stradali sono un fenomeno complesso, connesso a diverse cause i cui effetti sono legati a diversi fattori che riguardano sia il veicolo, le sue prestazioni, il suo stato di manutenzione, sia le condizioni ambientali in cui si guida, per cui alcune azioni si basano sull’intervento a carico delle infrastrutture o delle tecnologie, con l’obiettivo di avere strade sempre più sicure e un parco di veicoli sempre più efficiente. Ma ad un altro livello, si collocano i fattori che riguardano il guidatore, dove le statistiche indicano che la responsabilità degli incidenti stradali sia da attribuirsi per il 90-95% a dinamiche che registrano il fattore “errore umano”, come la principale causa.


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